Grotte Dipinte

Quando si cercano le tracce di epoche remote, spesso si deve fare molta fatica, dato che ricostruire i tempi che furono non è sempre semplicissimo.

Tuttavia, in Salento tutto questo è agevolato dal fatto che quasi ogni epoca storica ha ancora la sua viva testimonianza. E c’è dell’altro: in Salento si sono conservate non solo le tracce delle civiltà storicamente più recenti, ma anche quelle dell’era paleolitica.

Del resto, il Salento è una zona di antichissima formazione e, se ancora ci dovessero essere dei dubbi a riguardo, quello che stiamo per raccontarvi confermerà la tesi. Il tacco d’Italia, la nostra Puglia, emerse dalle acque per ergersi incontrastato tra Ionio e Adriatico. Da quel momento divenne casa di moltissime specie animali e non solo e, di sicuro, anche gli uomini preistorici conobbero la nostra terra. Come detto, a testimonianza di ciò ci sono le conchiglie fossili che si possono trovare un po’ ovunque e che sono state analizzate nel corso dei secoli e datate.

Ma ci sono anche altre testimonianze. Se durante il Quaternario tutta l’Europa divenne ghiaccio, in seguito la situazione iniziò a diventare quella che conosciamo oggi e, quindi, emersero alcune terre, tra cui la Puglia e il Salento. Una testimonianza di quell’epoca remotissima si ha nelle grotte dipinte, ad oggi uno dei fulcri principali del turismo culturale e rurale in Salento. Per chi conosce la zona è facile capire di cosa si tratta, mentre per chi non la conosce magari risulta un po’ difficile riuscire a immaginare che il nostro Salento fosse abitato anche nella Preistoria: le tracce ritrovate in queste grotte, però, ci dicono esattamente questo. Ma quali sono le grotte dipinte in Salento e, soprattutto, dove si trovano?

Qui Segnaliamo un bellissimo video sulla Grotta dei Cervi realizzato da TeleRama:

 

Le più note sono la Grotta dei Cervi e la Grotta Romanelli, altre sono citate qui che sono due siti importantissimi per gli studiosi e non solo. In queste grotte ci sono molte tracce storiche, che ci dimostrano come, dopo la fine della glaciazione, ci sia stato un cambio netto del clima e delle correlate condizioni di vita: l’uomo primitivo salentino si è visto proiettato verso una vita migliore che ha anche creato gruppi sociali sempre più vasti. Come facciamo a sapere tutto questo? Questi uomini hanno lasciato delle tracce “scritte” o, meglio, dipinte sui muri di queste grotte. Tutto questo si va a unire ai fossili ritrovati e serve per ricostruire le condizioni di vita di quel periodo e per sancire definitivamente che il Salento esisteva anche nella Preistoria. A questo punto, è interessante scoprire come facevano a dipingere e cosa dipingevano questi uomini primitivi. Per rispondere alla prima domanda, diciamo che usavano il guano di pipistrello e diciamo anche che dipingevano scene di caccia e animali, che ci riportano direttamente dal Paleolitico Superiore al Neolitico.

Nel dettaglio, la Grotta dei Cervi, sita a Porto Badisco, è uno dei ritrovamenti preistorici più importanti d’Europa, dato che i cicli pittorici che si trovano sulle pareti sono perfettamente conservati ed esplicano in maniera perfetta quelle che erano le giornate, le attività e le preoccupazioni dell’uomo primitivo salentino, che diventa rappresentativo di tutti gli europei. Purtroppo la grotta non è accessibile al pubblico, ma i suoi pittogrami sono di valore inestimabile e vengono datati tra il 4000 e il 3000 a.C. La Grotta Romanelli, invece, si trova vicini Castro ed è lunga 35 metri. Qui sono stati ritrovati reperti risalenti al Paleolitico e probabilmente la grotta è stata un ottimo rifugio per gli uomini di quel tempo. Ricca di dipinti e altre testimonianze, la grotta è visitabile dal pubblico, con accesso via mare, secondo orari che si trovano sul sito del comune di Castro.