Chiese Rupestri

Con la diffusione a macchia d’olio di un tipo di turismo rurale e culturale, sempre più spesso si presta attenzione a quelli che sono reperti storici di incommensurabile valore, dato che si tratta di vere e proprie testimonianze dirette dei tempi passati. Tra questi ci sono, senza dubbio, le chiese rupestri che sono un vero e proprio patrimonio della nostra regione e sono tutte da riscoprire. Volendole analizzare, iniziamo con il dire che queste chiese risalgono al IX-XII secolo e questo significa che si tratta di testimonianze dell’era della dominazione bizantina della nostra regione. Per secoli queste chiese sono state abbandonate e ignorate, sino a quando non se ne è capita l’importanza. Da quel momento, le chiese rupestri sono diventate fulcro di una nuova tipologia di turismo, più attento all’arte e al patrimonio culturale, piuttosto che al mare e alle spiagge che hanno reso la Puglia una delle mete preferite in assoluto.

Chiesa Rupestre di Santa Candida

Quello che attrae di queste chiese, che sono rimaste in piedi per secoli nonostante gli attacchi del tempo e non solo, è che sono il simbolo più tangibile del forze rapporto tra Oriente e Occidente. Entrando nel vivo del discorso, comunque, si deve iniziare con il dire che si tratta di santuari rupestri che sarebbero stati creati dai monaci basiliani che erano in fuga dalla Cappadocia, dove venivano perseguitati tra il VIII e il IX secolo. Dopo la fuga, questi monaci si sarebbero rifugiati nell’Italia meridionale e diedero il via alla creazione di questi nuovi insediamenti che venivano scavati nella roccia. Questa ipotesi, però, al momento non è confermata in alcun modo.

La dominazione bizantina si protrasse per secoli e la politica perseguita da questo invasore mirava allo sfruttamento del territorio in modo tale da usufruire di tutte le sue potenzialità. Proprio per questo venivano sfruttati al massimo gli uliveti e i vigneti, ma anche i campi di grano e i frutteti: tutte risorse che sul territorio pugliese erano molto presenti. La terra era divisa in piccoli villaggi rurali che venivano popolati da nuclei famigliari di diversa etnia e diversa religione. C’erano gli abitanti del posto, ma anche coloro che erano arrivati lì in seguito a migrazioni e questo rendeva il tutto molto eterogeneo. Questo è il quadro generale che doveva esserci quando nacquero le prime chiese rupestri. Ma perché queste ultime, che altro non erano che luoghi di culto, venivano costruite proprio nella roccia? Si decise di sfruttare la roccia, molto presente in zona, per far fronte a quelle che erano le esigenze abitative del periodo e, pertanto, anche i luoghi di culto vennero ricavati così. Ma attenzione: con rupestre non si intende ipogeo, in quanto il primo tipo di scavo è in orizzontale, mentre il secondo avviene in verticale e, quindi, in profondità. Detto questo, si capisce come mai in Puglia, territorio carsico ricco di gravine, si siano sviluppate così tante chiese rupestri, altresì note, quindi, come chiese scavate. Ma quali sono le più importanti di Puglia?

Una chiesa rupestre è quella di Santa Candida che si trova a Bari, nei pressi della lama Picone. La chiesa in questione risale al X-XI secolo ed è caratteristica perché, con i suoi 120 mq, è la basilica rupestre più grande di Puglia. Purtroppo quello che era l’ingresso principale oggi è bloccato e non si vede l’interno che, però è accessibile. Altra chiesa rupestre molto conosciuta è quella di San Biagio a San Vito dei Normanni che si trova in prossimità di una masseria. Qui c’è una cripta molto bella, che riprende in tutto e per tutto le caratteristiche dell’arte rupestre bizantino brindisina. Altro esempio è la chiesa dei Santi Andrea e Procopio a Monopoli, anch’essa testimonianza di un tempo remoto.